Opinionismo, satira, cazzeggio, tutto questo è JustAlex, il blog che quotidianamente spara a zero su chiunque e non conosce censura. Dai anche, magari, un'occhiata al riquadro a fianco ed aggiungimi su facebook per restare sempre aggiornato!

giovedì 14 agosto 2014

Summertime loneless

Viaggiare a cavallo tra la fine di luglio e l'inizio di agosto porta con sé il peso del ritorno a casa nella Torino di ferragosto. Tra balle di fieno che rotolano e rampicanti che si avvinghiano ai palazzi vuoti della città fantasma, i ricordi delle settimane appena trascorse si materializzano con strabiliante verosimiglianza accompagnati dai volti e dalla voce di chi abbiamo appena salutato, probabilmente, per l'ultima volta.
Quando viviamo per due settimane lontano da casa insieme ad altre persone, sapendo che tutto quel che viviamo con loro ha già una data di fine, velocizziamo i rapporti umani di un numero incognito di volte, tale da farci nascere e morire ai loro occhi in pochi giorni. Non è solo una parentesi infilata nella routine della vita che abbiamo lasciato a casa, non è solo un allegro intermezzo, è un'esistenza breve e parallela, che lascerà comunque qualche strascico anche una volta finita.
Viviamo, ridiamo, scherziamo insieme. E così un gruppo di ragazzi provenienti da tutta l'Italia diventa, a poco a poco, una compagnia di conoscenti, di amici, che cementifica il proprio affiatamento con tutti gli episodi che vive insieme,  fino al tempo dei saluti prematuri. Così lo spettro del ritorno alla normalità e le distanze si frappongono tra i sentimenti sbocciati, e la collisione tra realtà e desiderio porta con sé un senso di vuoto che svanirà solo con una lunga cura di tempo e Nutella.


Voglio ringraziare tutte le magnifiche persone conosciute alle Cale d'Otranto e al Gattarella, e con questo post voglio rinnovare la promessa di ritrovarvi l'anno prossimo. Vi voglio bene.

domenica 15 giugno 2014

Il messaggio di speranza arriva dall'Afghanistan

Devo dire che la vittoria dell'Italia di ieri, malgrado tutto, mi ha lasciato un mezzo sorriso sul volto. Eppure oggi leggendo le notizie ho appositamente saltato le pagine di sport, sicuro che ci avrei trovato qualche critica all'atteggiamento di Balotelli, delle pagelle con cui sono sempre in disaccordo e qualche commento sulla formazione schierata da Prandelli.

Sono passato subito alla sezione "Esteri", dove non ho potuto fare a meno di notare il bilancio di morti e feriti causati dagli attentati ai ballottaggi delle elezioni presidenziali in Afghanistan: 227 morti e 156 feriti, più tra le fila dei talebani che tra quelle dei civili. Al di là del talebano o meno, del buono e del cattivo di ambo le parti, è incredibile come in un Paese allo sbando, dove chi va a votare sa di avere una possibilità molto concreta di venire colpito da un attentato, la gente preferisca morire che non esprimere il proprio voto.

Alle urne in Afghanistan si sono presentati il 60% degli aventi diritto, contro il 74% italiano. Considerando che lì  andare a votare significa vedere gente che spara, che muore, e magari farsi chilometri di strada dal deserto alla città senza una macchina, la cosa fa riflettere. In occidente non si va a votare perché, magari, il seggio elettorale è al fondo di una salita o perché c'è qualcosa di meglio da fare, perché "massì cosa vuoi che cambi col mio voto" o perché "tanto sono tutti ladri, indipendentemente da chi voti". Un po'più in la, invece, in un Paese fatto di sole salite -l'Afghanistan è prevalentemente montuoso- e dove la televisione è un lusso di pochissimi fortunati, più di una persona su due ha deciso di rischiare la vita per dire la propria.

Certo, non è con il fondamentalismo di chi va a sparare agli elettori o con la pigrizia di chi resta a casa che si cambiano le cose in questo mondo. Le cose si cambiano con il coraggio di quelle persone che per mettere una croce a matita su una scheda sono disposte a schivare proiettili, a camminare per strada facendo attenzione a non calpestare i fili di qualche ordigno artigianale, a salutare i propri figli uscendo di casa sapendo che potrebbe essere l'ultima volta che li vedono.

Quello afghano non è solo senso civico, è un messaggio di speranza per cui sono convinto che quel voto, per quanto possa costarmi la vita, segnerà il futuro del resto della nazione, delle future generazioni; non votare significa buttare al vento un cammino iniziato con la Rivoluzione Francese, costato carissimo in termini di vite umane, che in duecento anni ha rovesciato tutti i regimi regalandoci la possibilità di essere rappresentati al governo; significa subire passivamente l'idea degli altri, significa arrendersi in partenza di fronte al futuro. Prendiamo ad esempio gli afghani, non rinunciamo all'avvenire.

martedì 10 giugno 2014

Le contraddizioni tutte italiane dell'Expo 2015

Milano si sta preparando ad ospitare l'evento più importante della sua recente storia, l'Expo 2015, con oltre 20 milioni di turisti previsti.
L'argomento è "Nutrire il pianeta, Energia per la Vita", ovvero la ricerca di nuove tecnologie e soluzioni che garantiscano alla popolazione mondiale, in costante e vertiginoso aumento, di continuare ad avere da mangiare e bere senza sfruttare eccessivamente il Pianeta. Ora, quello che sta facendo l'Italia è dimostrare di essere il Paese meno coerente a questi ideali che essa stessa ha proposto quando ha candidato la città di Milano.

Prima c'è stato lo scandalo delle tangenti, con un giro di vite mostruoso, che ha portato dopo anni di mazzette e losche trattative all'arresto dell'ex Dc Gianfranco Frigerio e dell'imprenditore Enrico Maltauro. Il prezzo per aggiudicarsi gli appalti? 1,2 milioni di euro. Siccome non credo che volessero proporsi come maestri di corruzione eco-sostenibile, mi chiedo che figura abbiamo fatto davanti al mondo mostrandoci tanto amici della Terra sulla carta quanto venali e spietati nei fatti.

Non solo, ma come si fa a pretendere di mostrare al mondo come sfamare miliardi di persone quando è dal 2008 che stiamo costruendo il sito dell'esposizione e oggi Roberto Maroni, Presidente della Regione Lombardia, dichiara sorridente che molto probabilmente non verrà ultimato in tempo? Non siamo neanche in grado di costruire in sette lunghi anni il padiglione che ospiterà i visitatori! 
Gli unici a sfamarsi, qui, sono quelli che truccano gli appalti, dimostrando ancora una volta come la bramosia del capitale venga prima di qualunque cosa. Spero sinceramente che, non potendo permetterci altre pagliacciate, vadano a lavorare in cantiere anche Maroni ed il Trota pur di terminare i lavori entro il fatidico primo maggio. 

Molto probabilmente, l'età media dei pezzi grossi dietro all'Expo è talmente alta da garantirgli il "lusso" di non dover pensare al futuro su questo Pianeta, cosicché possono divertirsi a regalarsi soldi pubblici gli uni con gli altri senza terminare i lavori e senza preoccuparsi dell'importanza dell'evento - che va ben oltre l'aspetto economico -. Non capisco che senso abbia, ormai, ospitare un evento che si sa essere una pura facciata di innovazione davanti ad un colosso di capitalismo; speculazione edilizia, corruzione, concussione, incapacità, sono questi gli unici messaggi che traspaiono dall'Expo 2015 fino ad ora tanto che, per quanto bello possa essere nella migliore delle ipotesi, resterà sempre una grossa farsa.

Vi invito a lasciare un commento con la vostra opinione, qui o su facebook. Nell'angolo in alto a destra trovate l'apposito riquadro e, cliccandolo, vi indirizzerà direttamente al mio profilo! 

venerdì 6 giugno 2014

Come Bobo Vieri salverà l'Italia

Standard & Poor's (S&P) ha confermato per l'Italia un rating a lungo termine BBB. Per chi non sapesse quale sia esattamente il significato di queste parole ed il mestiere di questi signori, sappia che essi si occupano principalmente di accettare tangenti a sette zeri per dare un bel voto ad una nazione. Così facendo, gli investitori vedono come quella determinata nazione sia molto ben classificata ed investono su di essa i loro soldi. In questo modo, l'economia della nazione cresce arricchendo ancora di più chi ha pagato la mazzetta, il quale oltre ad altre tangenti, potrà permettersi coca e mignotte in quantità - facendo cisti ai giornalisti, ovviamente, non come il nostro caro e amato Silvio B -. Il voto più alto è AAA, mentre C è il peggiore. Il nostro BBB è veramente un rating troppo mediocre per una nazione come la nostra: di BBB conosciamo solo il trinomio Bocce, Briscola e Bestemmie che descrive il classico modo italiano di trascorrere gli anni della pensione.

Ora, probabilmente vi starete chiedendo come mai a noi spetti un voto così misero, e la risposta è probabilmente che in Italia c'è talmente tanta corruzione da non potersi permettere di pagare ulteriori tangenti. Ok, noi abbiamo Genny 'a carogna, il Pagante e altri fenomeni più o meno sgradevoli, ma non si può negare che dall'arte alla cucina, dagli economisti alle rapine a mano armata, dettiamo legge in un sacco di ambiti.

Vorrei sottolineare come S&P sia un'agenzia statunitense, il che già compromette la parzialità del giudizio, tanto più che io a quel Paese mi sento di invidiare soltanto i rapper ed il campionato di basket. Per il resto hanno dei politici ancora più loschi dei nostri, un apparato sociale che si basa sul fregare le classi inferiori sfruttando i media, delle multinazionali venditrici di cancro in lattina ( Coca Cola zero: gusto Coca Cola, zero superstiti ) ed infine, diciamocelo, ha più stile un ignorante come Balotelli che un fighetto come Beckham; intanto, però, gli USA sono targati AA+.

Il problema è che noi siamo un Paese di menti ed artisti, che migliorano il mondo anche senza servire esclusivamente il Dio Denaro, l'unica divinità che gode ancora di un certo rispetto nel ventunesimo secolo. Per rispettare il vero valore dell'Italia, dunque, io mi appello alle autorità competenti affinché facciano capire a questi agenti di rating che un affresco di Michelangelo vale più di Big Mac con patatine. Oltre alla campagna culturale, però, vorrei anche appellarmi a colui che diventerà il nostro nuovo Garibaldi, l'unico grande avversario del suddetto Dio Denaro: Bobo Vieri. Bobone, i soldi per corrompere i pezzi grossi di S&P non ce li abbiamo, ma tu prova a fargli vedere quanto valgano realmente le veline italiane.

giovedì 5 giugno 2014

Ale per il sociAle: 5 cose illegali l'ultimo giorno di scuola

Ok, la scuola è finalmente finita e questo mi dà il tempo di tornare qui, sul mio amato blog, a fare il settantenne incazzato col mondo che ce l'ha con tutti. Oggi voglio essere coerente col tema della giornata e dunque raccontarvi, secondo le norme dell'alexismo (e del buon senso), cosa non fare assolutamente l'ultimo giorno di scuola.

1. CHIUDERVI IN CASA
Ok, questa era banale e palese, non merita altre spiegazioni, cià.


2. ESSERE INTERROGATO
In Italia abbiamo così tante leggi e sindacati che non voglio pensare sia possibile essere interrogati l'ultimo giorno di scuola. L'articolo X comma Y di qualche remoto papiro rinchiuso negli archivi di Stato deve per forza tutelare la nostra esistenza con un divieto sull'interrogazione il giorno della fine della scuola. Fosse per me, ciò sarebbe dovuto essere sancito anche dalla Convenzione di Ginevra, ma evidentemente i nostri statisti non sono mai andati a scuola.


3. ANDARE ALLE FONTANE
Perché volete iniziare a respirare la libertà andando alle fontane? No, davvero, ora me lo spiegate. Ditemi cosa ci trovate di bello in una mandria di gente che contrae allegramente la sifilide ed il vaiolo gettandosi tra i flutti color pece delle pseudofontane di Piazza Castello. In primis, almeno abbiate un po' di stile e, se proprio sentite l'esigenza di farvi un bagno corale perché voi e tutti i vostri amici avete la doccia rotta il 6 di giugno, andate alla fontana dei Dodici Mesi. Almeno quella è una fontana coi controcoglioni, in piazza Castello ci sono due buchetti ad intermittenza dai quali scaturisce più disagio che acqua.
Tra l'altro date un'occhiata alla foto a fianco. Davvero volete andare lì? Con quella gente le cui facce sono illegali in 43 paesi?


4. FREQUENTARE POSTI MALFAMATI
No, non parlo dei posti dove la gente spara per rubare un orologio o dove ci sono tappeti di tossici in roba sdraiati per terra. No, no, io parlo dei posti frequentati dai veri grandi mali della società: gli zarri fighetti, i vippini, i poser e tutte le sottoculture/categorie marce (emo, beliebers, directioners, fans di star trek e, perché no, anche politici). Ora, io voglio bene a tutti, ma è accompagnarsi a gente così che significa volersi male da soli.

5. ANDARE AD UN QUALSIASI COMPLEANNO
Vale anche per i diciottesimi, per la festa del migliore amico o quella di tua nonna che compie cent'anni. Se uno è nato l'ultimo giorno di scuola, la festa la deve fare in un altro momento. Ora, voi vi starete chiedendo il perché, ed è molto semplice: l'inizio delle vacanze è il compleanno di tutti, nessuno è "più festeggiato" di un altro, ed in qualche modo potete sperimentarlo sulla vostra pelle. Non vi capita mai di dovervi ricordare l'anno in cui è avvenuto un qualcosa e di collocarlo nel tempo basandovi sulla classe che facevate quando è successo? Bhe, se la risposta è sì, oltre al sollievo di non essere l'unico pazzo ad avere una cognizione temporale basata sugli anni scolastici, significa che in qualche modo avvalorate la mia tesi: la fine della scuola è un punto di riferimento del passare del tempo e capita una volta l'anno, proprio come il compleanno. Le voilà, domani - o oggi, o ieri, o anche prima in base a quando leggete l'articolo, ovviamente - è il vostro compleanno. Auguri rega'.






lunedì 26 maggio 2014

Italia s'è desta

Devo dirlo, ieri sera ero piuttosto preoccupato all'idea di un eventuale successo alle elezioni europee del Movimento 5 Stelle, ma quando stamattina ho visto il PD al 40% ed il buon vecchio Beppe al 22%, ho dimenticato lo stress scolastico per gioire di una notevole presa d'atto: finalmente questo Paese inizia a pensare.

Grillo non ha mai voluto l'Europa, non ha mai voluto l'euro, ha sempre spinto verso un'Italia libera dalla "dittatura europea" - e qui ci sarebbe da discutere su chi ha un atteggiamento dittatoriale -, per cui non ho mai colto la latente coerenza dietro la sua candidatura a queste elezioni. É un po' come un ateo teologo, come un soldato pacifista, come un dietologo obeso, come un comico che si mette a fare politica...ops.

D'altronde, non potevo pensare ad un popolo che, proprio quando le dure politiche di austerity degli anni passati iniziano a dare i propri frutti, abbandona la strada dell'euro stracciando sacrifici e sangue. Tanto più che, per come è messa l'economia italiana oggi, tornare alla lira, oltre che essere un'idea abbondantemente superata, sarebbe un suicidio. Non solo, conoscendo Grillo ed il suo fare diplomatico, tra due settimane ci saremmo ritrovati con l'intera Europa sul piede di guerra a causa dei ripetuti insulti del comico genovese.

A questo si aggiunge il misero 17% di Forza Italia, un altro segno del ritrovato senno degli italiani (malgrado 17 su 100 vivano ancora nel '94, a quanto pare). Dunque, un ulteriore sorriso mi ha rischiarato la giornata quando ho pensato al buon Silvio che, intento a svolgere con zelo i suoi obblighi sociali, vede arrivare da lontano Emilio Fede, correndo con un bollettino, per poi dare tutto trafelato l'annuncio della disfatta.

Ah, cara Italia, ora si che siamo in sintonia. Spero solo che questa vittoria di Renzi non significhi un ritorno della Democrazia Cristiana, per il resto sono ben felice che il giovane fiorentino faccia strada. Anche il mio simpatizzante Tsipras, poi, ha superato lo sbarramento mettendo la ciliegina sulla torta su quello che è il nuovo inizio dell'Europa del Partito Popolare Europeo nella quale, sinceramente, io credo.

venerdì 23 maggio 2014

Vittorio

Nel deserto del meccanicismo e della meccanicità, gli alunni erano seduti al loro posto, seguivano il professore e prendevano appunti come automi. La lavagna andava riempendosi di numeri, calcoli, grafici, figure, simboli, funzioni... il rumore duro e cadenzato del gessetto era l'unico suono a penetrare la quiete dell'aula, ed al suo passaggio creava un universo matematico di razionalità ed ordine, che tutti cercavano di copiare sul proprio quaderno. Tutti, tranne Vittorio.

Non era stupido, né tanto meno un lavativo che passava le ore a scaldare il banco; era solo diverso dagli altri, più riflessivo, più incline a trovare una ragione ad ogni attimo di vita speso. Così non seguiva mai neanche un attimo delle lezioni di matematica, gli sembravano un costrutto umano che non porta realmente da nessuna parte. Riteneva che i numeri fossero il contentino dell'umanità, un surrogato della filosofia, la quale richiede un approccio troppo poco metodico per molti, e non garantisce di arrivare ad un risultato soddisfacente.

L'orologio segnava le 12.15, e Vittorio spostando gli occhi dal quadrante li mosse verso la finestra, da dove proveniva una luce così calda e diffusa, così corroborante per l'animo, resa ancora più bella dalla danza delle ombre degli alberi che proiettava, che lo convinse ad agire. Non ne poteva più. Era ora di rompere quel tacito accordo tra lui ed il professore di matematica, secondo cui quest'ultimo non riprendeva mai Vittorio per il suo disinteresse verso la lezione, a patto che quello non disturbasse la spiegazione.

<< Finiscila! >> Vittorio urlò e si alzò di scatto in piedi con un gesto plateale.
<< Sondrini, rimettiti subito a sedere e taci! >>
<< No, neanche per idea. Lei ha passato gli ultimi quarant'anni della sua vita a scrivere questi numeri, che non la portano da nessuna parte, mentre il tempo scorre. Quando avrà risolto quell'esercizio, cosa ne avrà ricavato? Non sarà più saggio, né più intelligente, né più felice. Volete farci credere che dei calcoli possano farci arrivare lontano nella vita perché vi è comodo incastrare tutta la realtà nel vostro rigido e obsoleto schema, mentre noi siamo costretti a fidarci. Passiamo la vita a risolvere equazioni, ma la vita non ne ha: forse potranno servire a diventare impiegato, ad avere una vita come tante, fatta di un matrimonio campato per aria e di messe la domenica; lei ha statistiche sul numero di coppie in Italia, ma l'equazione dell'amore, ce l'ha quella, eh prof? Sa a memoria la lunghezza d'onda dei colori dello spettro della luce, ma l'algoritmo della magia di quello che vede fuori dalla finestra lo ha? Lei sa l'aspettativa di vita media che abbiamo, ma non sa quando arriverà il nostro giorno. Stavolta gliela voglio lasciare io una lezione prof: apra gli occhi e capisca che non c'è formula o espressione per spiegare quel che di veramente bello c'è nella vita. Adesso la lascio all'aridità dei suoi numeri, io non voglio avere più nulla a che fare con lei. >>

Detto questo, Vittorio si lanciò giù dalla finestra e iniziò a correre verso gli alberi che tanto aveva ammirato dalla finestra durante gli anni scolastici, dissolvendosi pian piano, fino a diventare uno di loro.










giovedì 22 maggio 2014

Chi di acqua ferisce, senz'acqua perisce

Le facce sconvolte dei texani in questi giorni mi fanno troppo ridere. Ieri, il Guardian ha tirato le somme della siccità che, da tempo, affligge Texas e California, concludendone che entro tre mesi circa sessanta comuni rischiano di restare senz'acqua. Solo poche settimane fa, un comunicato ufficiale della Casa Bianca affermava che "le conseguenze del cambiamento climatico iniziano a farsi sentire", ma nessuno gli diede grande considerazione.
Nell'epoca del petrolio e degli sprechi, infatti, tutti continuano a comportarsi come se le previsioni delle conseguenze del nostro stile di vita fossero inesistenti, come fossero allarmismi di gente che non ha nulla da fare nella vita. E la provvidenza naturale, con mio gran godimento, ha colpito proprio le zone emblematiche del capitalismo petrolifero e della speculazione edilizia.

Il Texas è da sempre noto per le mandrie di bovini che, oltre ad aumentare incredibilmente l'effetto serra, consumano una quantità incredibile di acqua: un manzo ha bisogno di oltre 4300 litri d'acqua nella sua vita prima di essere macellato, alla faccia di quel miliardo e quattrocento milioni di persone che non ha accesso all'acqua potabile.
L'11% della popolazione mondiale consuma, infatti, l'80% delle risorse idriche del pianeta, ed al vertice della piramide degli sprechi ci sono proprio i nostri amici a stelle e strisce. Un italiano, ogni giorno, utilizza circa duecento litri di acqua per il proprio sostentamento -considerando quanta ne è servita per portare in tavola il cibo che mangia, per l'igiene personale, per produrre le cose che utilizza ecc.-; un americano medio, invece, ne impiega oltre seicento, mentre chi vive nei paesi meno sviluppati del mondo riesce a tirare avanti con soli venti litri al giorno del prezioso oro blu.

La California, invece, è per me il vessillo dell'idiozia umana. Sappiamo per certo che, in un tempo non molto lontano, essa dovrà vedersela con la faglia di Sant'Andrea che promette tsunami enormi, maremoti e terremoti di magnitudo devastante. Ma che importa? Nella patria del capitalismo è impensabile lasciare un appezzamento di terra vuoto, e così hanno costruito edifici persino in riva al mare. Lo sanno che la pacchia del surf sulle onde oceaniche e di spiagge immacolate non durerà per sempre? Mah, vedano loro.

Per adesso, madre natura si è limitata ad una piccola avvisaglia che sicuramente si risolverà con lo sfruttamento sottopagato delle risorse idriche di qualche paese del terzo mondo per far sì che le fontane in Texas continuino a zampillare, anche se qualche povero africano dovrà lasciare l'unico pozzo nel raggio di chilometri alla causa statunitense. Dopodiché tutta la faccenda verrà insabbiata rapidamente e i bufali dei ranch texani potranno continuare a bagnarsi allegramente nell'acqua insanguinata che sgorga dai tubi del capitalismo.







mercoledì 21 maggio 2014

Orbis domus omnium

Come sempre, quando arriva l'estate, noi iniziamo a parlare di vacanze, mentre le pagine dei giornali iniziano a parlare dei viaggi di chi, reo di essere nato nella parte "sbagliata" del mondo si trova costretto a dare i suoi risparmi per raggiungere le coste occidentali dove provare a rifarsi una vita.

Di fronte alle condizioni umane di chi vive in certe zone, tuttavia, noi occidentali mostriamo una ristrettezza di vedute incredibile - vedi i leghisti -, che nel terzo millennio dovrebbe essere superata. Certo, ci sono alcune eccezioni, come i liberisti a stelle e strisce o gli illuminati nord-europei, ma in quasi tutti i paesi più ricchi si vive ancora di stereotipi ed efferato campanilismo.

Quello che di cui dovremmo tutti renderci conto, è che il mondo esisteva già quando siamo nati e non cesserà di esistere quando ce ne andremo, dunque bisogna smettere di considerare "nostro" il pianeta, o anche una parte di esso. Siamo tutti ospiti di passaggio, e l'unico confine realmente esistente per l'uomo è il mondo stesso. Tutto il resto, i confini, le dogane, i pedaggi, non sono altro che un costrutto umano volto a rendere più ricchi i ricchi e più poveri.

Dopodiché dovremmo renderci conto di come gli uomini, al di là del colore della loro pelle, sono tutti uguali e che, semmai, sono quelli che provengono dai paesi più ricchi ad essere realmente pericolosi per la società. Invece, quando un tedesco o un francese arrivano in Italia nessuno li addita come "sporchi immigrati", cosa che invece avviene apertamente con chi emigra dall'Africa o altre zone meno sviluppate: così nasce l'odissea dei CIE, dei centri di smistamento o delle ridicole leggi sul reato di immigrazione.

Ovviamente, è giusto restare legati alle proprie origini, perché sono l'eredità della nostra storia, così come vanno tutelate le tradizioni di ogni popolo - compresa la sua terra d'origine -. Quello che non si può più accettare è il modo in cui ancora troppa gente si nasconde dietro ad un pregiudizio nei confronti di un altro essere umano, anziché riconoscersi nella fratellanza dell'essere-umani

domenica 18 maggio 2014

Su di noi, nemmeno una cupola 1/2

Per chiunque ami andare a ballare a Torino, maggio è sinonimo di Cacao. Balzata l'inaugurazione per andare ad un diciottesimo, ieri non potevo fare a meno di recuperare la serata persa organizzando un bel tavolo tra amici.

Non c'è cosa migliore di vedere che alle nove tutti i partecipanti erano già arrivati, e come se non bastasse avanzano persino cinque euro dal totale dei soldi da raccogliere. Che storia, tutti non vedono l'ora di entrare per godersi la serata. Bene, mettiamoci in coda giusto per formalità, tanto adesso entriamo - tanto non è mica più l'inaugurazione, quanta coda vuoi che ci sia per i tavoli? -.
Dopo un quarto d'ora di ressa in cui tutti si accalcano per entrare fino all'atrofia muscolare, vediamo la luce dell'entrata e già qualcuno inizia ad accennare qualche movimento assimilabile al ballo (solo ora capisco che probabilmente erano spasmi nervosi).

<< Mi spiace, non entrate, d'ora in poi questa coda è solo per le ragazze >> . Va bene che sei una montagna, fottuto buttafuori, ma mettici anche un po' di cervello nel fare le cose: non è possibile che tutta questa attesa sia servita solo a farci spostare da una coda all'altra, neanche alle Poste capitano certe cose.
Le reazioni di chi mi sta intorno provocano una pioggia di Santi che cadono e di scomuniche latae sententiae, ma poi ci arrendiamo al colosso e ci spostiamo verso la parte opposta della fila.

Dopo un'altra prolungata agonia in mezzo alla gente, abbiamo fatto sì e no un metro.
<< Alee! >>
Mi giro seguendo la voce femminile che mi chiama e trovo le ragazze, a cui evidentemente la coda separata non aveva portato alcun vantaggio di sorta. Consulto i miei e capisco che, se vogliamo entrare, dobbiamo far prevalere il numero sulla taglia dei due gorilla, così organizzo velocemente una formazione da sfondamento. Caricando come All Blacks, riusciamo ad avere ragione dei bestioni, che inevitabilmente fanno passare la mandria inferocita, pur menando qualche manata di contenimento in giro.

Non resta che il controllo dei documenti e siamo dentro. Ovviamente, su trenta persone era inevitabile che almeno due non avessero la carta d'identità e che altre due venissero rimbalzate solo per puro sadismo. La musica e le luci sono invitanti, ma non posso abbandonare i miei soldati, così aspetto con loro che il nostro beneamato organizzatore arrivi per farci entrare. Ovviamente, quest'ultimo non è ancora arrivato, e si fa attendere parecchio - attirando maledizioni che accompagneranno, presumo, la sua discendenza per le prossime venti generazioni-.
Fortunatamente, tra i rimbalzati per sadismo si distingue il grande Cipo, che con un gioco di prestigio si mette in contatto con il proprietario, il quale arriva prontamente a farci entrare.

Raccolgo le drink card, e con mia grande sorpresa e ira scopro che il mio organizzatore ha altra gente a quello che doveva essere il nostro tavolo. Amen, ci saranno più bottiglie.


sabato 17 maggio 2014

Il post più bello del mondo

Recentemente, ho speso parecchio tempo a risolvere un problema che mi assillava: perché chi riscuote successo in qualche ambito, qualunque esso sia, nel 99% dei casi vale molto meno di altri che invece restano nell'anonimato?
Pensiamo, ad esempio, a Beppe Grillo, il cui blog probabilmente macina in un giorno le visualizzazioni del mio in un anno. Da comico era ancora passabile, ma da politico vale meno di tutti i ladri che si sono seduti in Parlamento negli ultimi trent'anni: ritarda le riforme, si limita ad un efferata opposizione a tutte le proposte, e nel concreto non ha combinato niente. Come se non bastasse, invece di lasciare che qualche esponente più valido di lui nel partito sopperisca alla sua incompetenza, radia con tanto di insulti chiunque mostri un briciolo di dissenso dalle sue posizioni. Malgrado ciò, moltissimi inneggiano a lui come a un nuovo messia, i suoi comizi sono un bagno di folla e prende percentuali esorbitanti di voti alle elezioni.

Ci sono molti altri esempi che si potrebbero trarre dal mondo incantato dei nostri politici, ma non è il caso di limitarsi ad un'élite, quando i montati sono ovunque. Dall'Emis Killa che con i suoi testi commerciali stacca assegni con quattro zeri in più di quelli di un vero poeta come Mezzosangue, al cinepanettone che sbanca il botteghino al contrario di film ben più validi che, magari, non stanno nelle sale più di una settimana. Senza considerare Moccia e arte moderna, due temi che preferisco non trattare onde evitare una querela già agli albori di questo blog.

Finalmente, dopo una lunga riflessione, ho capito che il successo di per sé non esiste. Il successo è quello spazio tra quello che sei ed il modo in cui appari essere, e più grande è il divario, più la fama è assicurata. Il che innesca un temibile feedback positivo: il montato vede il suo pubblico crescere, si monta ancor di più e ancor più gente lo segue, all'infinito. Dunque ne deduco che, per assaggiare il dolce avvelenato del successo, anche io dovrei spacciare il mio operato come fosse verbo divino: è presto detto allora, io sono il blogger migliore del mondo e questo è il post più figo mai scritto, e se non mi vedete in tv è solo perché non mi offrono abbastanza. Non ne sei convinto? Beh, dietro ogni grande uomo ci sono grandi haters.



giovedì 15 maggio 2014

Gli eroi di maggio

Quando la routine invernale lascia spazio alla roulette delle medie di fine anno, i giorni sembrano non passare mai e i voti ancora da prendere minano il campo che porta all'estate. Così ognuno sviluppa un suo modo di disporsi di fronte al mese più intenso dell'anno, immedesimandosi principalmente in tre figure:

La FORMICA ha saggiamente messo da parte le sue scorte di studio durante l'inverno, in vita della carestia di maggio. Guarda con superiorità i disperati che studiano il giorno prima della verifica, perdendo il sonno, mentre lei dorme comodamente otto o più ore per notte, presentandosi al mattino come fosse appena uscita dalla pubblicità del Mulino Bianco. Contraddistinte da uno stato di atarassia degna del miglior epicureo, queste creature sono utili solo quando condividono le loro scorte di appunti con noi comuni mortali.
Questo animale, tuttavia, gode di considerazione solo nei momenti di vera crisi, poiché nel resto dell'anno la sua dedizione allo studio ed al vivere nel suo mondo la isolano da ogni specie e sottospecie di relazione sociale, confinandolo alla solitudine del suo formicaio.

Il GLADIATORE lotta per raggiungere il suo scopo: c'è chi combatte per la sopravvivenza, chi per evitare le ferite dei debiti e chi, semplicemente, cerca di coronare con l'alloro il suo impegno alzando le medie. Armati di caffeina, molti si trovano a combattere cinque feroci materie insufficienti fino a tarda notte, mentre altri invece si scontrano con il loro acerrimo rivale - ognuno ne ha uno, per me sicuramente matematica -. Qualcuno cadrà lottando, ma gli eroi che arriveranno incolumi al 6 di giugno conserveranno sempre la memoria e la voce di chi ha versato vanamente il proprio sangue sui libri. 
La mia condizione di gladiatore, ultimamente, mi sta portando a studiare più ore di quelle che dormo, ma suppongo che sia la conseguenza del mio arruolamento nella Palestra Salesiana Scientifica Valsalice. Tuttavia auguro a tutti i miei commilitoni, di qualunque palestra essi siano, di riuscire a vincere la battaglia anche a questo giro.

Il NAUFRAGO siede placidamente sulla sua zattera e si lascia trasportare a riva, conscio del fatto che ormai la sua nave è naufragata. Attende l'inesorabile esito del suo anno scolastico promettendo a sè stesso che a settembre ritenterà il viaggio cercando di stabilirsi sull'affidabile caravella del sei. Solitamente finisce col farsi una ragione del naufragio e si consola pensando che è meglio esser naufraghi e vivere tranquillamente piuttosto che gladiatori, i quali rischiano di cadere ma solo dopo numerosi sforzi.