
Per chiunque ami andare a ballare a Torino, maggio è sinonimo di Cacao. Balzata l'inaugurazione per andare ad un diciottesimo, ieri non potevo fare a meno di recuperare la serata persa organizzando un bel tavolo tra amici.
Non c'è cosa migliore di vedere che alle nove tutti i partecipanti erano già arrivati, e come se non bastasse avanzano persino cinque euro dal totale dei soldi da raccogliere. Che storia, tutti non vedono l'ora di entrare per godersi la serata. Bene, mettiamoci in coda giusto per formalità, tanto adesso entriamo - tanto non è mica più l'inaugurazione, quanta coda vuoi che ci sia per i tavoli? -.
Dopo un quarto d'ora di ressa in cui tutti si accalcano per entrare fino all'atrofia muscolare, vediamo la luce dell'entrata e già qualcuno inizia ad accennare qualche movimento assimilabile al ballo (solo ora capisco che probabilmente erano spasmi nervosi).
<< Mi spiace, non entrate, d'ora in poi questa coda è solo per le ragazze >> . Va bene che sei una montagna, fottuto buttafuori, ma mettici anche un po' di cervello nel fare le cose: non è possibile che tutta questa attesa sia servita solo a farci spostare da una coda all'altra, neanche alle Poste capitano certe cose.
Le reazioni di chi mi sta intorno provocano una pioggia di Santi che cadono e di scomuniche
latae sententiae, ma poi ci arrendiamo al colosso e ci spostiamo verso la parte opposta della fila.
Dopo un'altra prolungata agonia in mezzo alla gente, abbiamo fatto sì e no un metro.
<< Alee! >>
Mi giro seguendo la voce femminile che mi chiama e trovo le ragazze, a cui evidentemente la coda separata non aveva portato alcun vantaggio di sorta. Consulto i miei e capisco che, se vogliamo entrare, dobbiamo far prevalere il numero sulla taglia dei due gorilla, così organizzo velocemente una formazione da sfondamento. Caricando come All Blacks, riusciamo ad avere ragione dei bestioni, che inevitabilmente fanno passare la mandria inferocita, pur menando qualche manata di contenimento in giro.
Non resta che il controllo dei documenti e siamo dentro. Ovviamente, su trenta persone era inevitabile che almeno due non avessero la carta d'identità e che altre due venissero rimbalzate solo per puro sadismo. La musica e le luci sono invitanti, ma non posso abbandonare i miei soldati, così aspetto con loro che il nostro beneamato organizzatore arrivi per farci entrare. Ovviamente, quest'ultimo non è ancora arrivato, e si fa attendere parecchio - attirando maledizioni che accompagneranno, presumo, la sua discendenza per le prossime venti generazioni-.
Fortunatamente, tra i rimbalzati per sadismo si distingue il grande Cipo, che con un gioco di prestigio si mette in contatto con il proprietario, il quale arriva prontamente a farci entrare.
Raccolgo le drink card, e con mia grande sorpresa e ira scopro che il mio organizzatore ha altra gente a quello che doveva essere il
nostro tavolo. Amen, ci saranno più bottiglie.