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domenica 15 giugno 2014

Il messaggio di speranza arriva dall'Afghanistan

Devo dire che la vittoria dell'Italia di ieri, malgrado tutto, mi ha lasciato un mezzo sorriso sul volto. Eppure oggi leggendo le notizie ho appositamente saltato le pagine di sport, sicuro che ci avrei trovato qualche critica all'atteggiamento di Balotelli, delle pagelle con cui sono sempre in disaccordo e qualche commento sulla formazione schierata da Prandelli.

Sono passato subito alla sezione "Esteri", dove non ho potuto fare a meno di notare il bilancio di morti e feriti causati dagli attentati ai ballottaggi delle elezioni presidenziali in Afghanistan: 227 morti e 156 feriti, più tra le fila dei talebani che tra quelle dei civili. Al di là del talebano o meno, del buono e del cattivo di ambo le parti, è incredibile come in un Paese allo sbando, dove chi va a votare sa di avere una possibilità molto concreta di venire colpito da un attentato, la gente preferisca morire che non esprimere il proprio voto.

Alle urne in Afghanistan si sono presentati il 60% degli aventi diritto, contro il 74% italiano. Considerando che lì  andare a votare significa vedere gente che spara, che muore, e magari farsi chilometri di strada dal deserto alla città senza una macchina, la cosa fa riflettere. In occidente non si va a votare perché, magari, il seggio elettorale è al fondo di una salita o perché c'è qualcosa di meglio da fare, perché "massì cosa vuoi che cambi col mio voto" o perché "tanto sono tutti ladri, indipendentemente da chi voti". Un po'più in la, invece, in un Paese fatto di sole salite -l'Afghanistan è prevalentemente montuoso- e dove la televisione è un lusso di pochissimi fortunati, più di una persona su due ha deciso di rischiare la vita per dire la propria.

Certo, non è con il fondamentalismo di chi va a sparare agli elettori o con la pigrizia di chi resta a casa che si cambiano le cose in questo mondo. Le cose si cambiano con il coraggio di quelle persone che per mettere una croce a matita su una scheda sono disposte a schivare proiettili, a camminare per strada facendo attenzione a non calpestare i fili di qualche ordigno artigianale, a salutare i propri figli uscendo di casa sapendo che potrebbe essere l'ultima volta che li vedono.

Quello afghano non è solo senso civico, è un messaggio di speranza per cui sono convinto che quel voto, per quanto possa costarmi la vita, segnerà il futuro del resto della nazione, delle future generazioni; non votare significa buttare al vento un cammino iniziato con la Rivoluzione Francese, costato carissimo in termini di vite umane, che in duecento anni ha rovesciato tutti i regimi regalandoci la possibilità di essere rappresentati al governo; significa subire passivamente l'idea degli altri, significa arrendersi in partenza di fronte al futuro. Prendiamo ad esempio gli afghani, non rinunciamo all'avvenire.

martedì 10 giugno 2014

Le contraddizioni tutte italiane dell'Expo 2015

Milano si sta preparando ad ospitare l'evento più importante della sua recente storia, l'Expo 2015, con oltre 20 milioni di turisti previsti.
L'argomento è "Nutrire il pianeta, Energia per la Vita", ovvero la ricerca di nuove tecnologie e soluzioni che garantiscano alla popolazione mondiale, in costante e vertiginoso aumento, di continuare ad avere da mangiare e bere senza sfruttare eccessivamente il Pianeta. Ora, quello che sta facendo l'Italia è dimostrare di essere il Paese meno coerente a questi ideali che essa stessa ha proposto quando ha candidato la città di Milano.

Prima c'è stato lo scandalo delle tangenti, con un giro di vite mostruoso, che ha portato dopo anni di mazzette e losche trattative all'arresto dell'ex Dc Gianfranco Frigerio e dell'imprenditore Enrico Maltauro. Il prezzo per aggiudicarsi gli appalti? 1,2 milioni di euro. Siccome non credo che volessero proporsi come maestri di corruzione eco-sostenibile, mi chiedo che figura abbiamo fatto davanti al mondo mostrandoci tanto amici della Terra sulla carta quanto venali e spietati nei fatti.

Non solo, ma come si fa a pretendere di mostrare al mondo come sfamare miliardi di persone quando è dal 2008 che stiamo costruendo il sito dell'esposizione e oggi Roberto Maroni, Presidente della Regione Lombardia, dichiara sorridente che molto probabilmente non verrà ultimato in tempo? Non siamo neanche in grado di costruire in sette lunghi anni il padiglione che ospiterà i visitatori! 
Gli unici a sfamarsi, qui, sono quelli che truccano gli appalti, dimostrando ancora una volta come la bramosia del capitale venga prima di qualunque cosa. Spero sinceramente che, non potendo permetterci altre pagliacciate, vadano a lavorare in cantiere anche Maroni ed il Trota pur di terminare i lavori entro il fatidico primo maggio. 

Molto probabilmente, l'età media dei pezzi grossi dietro all'Expo è talmente alta da garantirgli il "lusso" di non dover pensare al futuro su questo Pianeta, cosicché possono divertirsi a regalarsi soldi pubblici gli uni con gli altri senza terminare i lavori e senza preoccuparsi dell'importanza dell'evento - che va ben oltre l'aspetto economico -. Non capisco che senso abbia, ormai, ospitare un evento che si sa essere una pura facciata di innovazione davanti ad un colosso di capitalismo; speculazione edilizia, corruzione, concussione, incapacità, sono questi gli unici messaggi che traspaiono dall'Expo 2015 fino ad ora tanto che, per quanto bello possa essere nella migliore delle ipotesi, resterà sempre una grossa farsa.

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venerdì 6 giugno 2014

Come Bobo Vieri salverà l'Italia

Standard & Poor's (S&P) ha confermato per l'Italia un rating a lungo termine BBB. Per chi non sapesse quale sia esattamente il significato di queste parole ed il mestiere di questi signori, sappia che essi si occupano principalmente di accettare tangenti a sette zeri per dare un bel voto ad una nazione. Così facendo, gli investitori vedono come quella determinata nazione sia molto ben classificata ed investono su di essa i loro soldi. In questo modo, l'economia della nazione cresce arricchendo ancora di più chi ha pagato la mazzetta, il quale oltre ad altre tangenti, potrà permettersi coca e mignotte in quantità - facendo cisti ai giornalisti, ovviamente, non come il nostro caro e amato Silvio B -. Il voto più alto è AAA, mentre C è il peggiore. Il nostro BBB è veramente un rating troppo mediocre per una nazione come la nostra: di BBB conosciamo solo il trinomio Bocce, Briscola e Bestemmie che descrive il classico modo italiano di trascorrere gli anni della pensione.

Ora, probabilmente vi starete chiedendo come mai a noi spetti un voto così misero, e la risposta è probabilmente che in Italia c'è talmente tanta corruzione da non potersi permettere di pagare ulteriori tangenti. Ok, noi abbiamo Genny 'a carogna, il Pagante e altri fenomeni più o meno sgradevoli, ma non si può negare che dall'arte alla cucina, dagli economisti alle rapine a mano armata, dettiamo legge in un sacco di ambiti.

Vorrei sottolineare come S&P sia un'agenzia statunitense, il che già compromette la parzialità del giudizio, tanto più che io a quel Paese mi sento di invidiare soltanto i rapper ed il campionato di basket. Per il resto hanno dei politici ancora più loschi dei nostri, un apparato sociale che si basa sul fregare le classi inferiori sfruttando i media, delle multinazionali venditrici di cancro in lattina ( Coca Cola zero: gusto Coca Cola, zero superstiti ) ed infine, diciamocelo, ha più stile un ignorante come Balotelli che un fighetto come Beckham; intanto, però, gli USA sono targati AA+.

Il problema è che noi siamo un Paese di menti ed artisti, che migliorano il mondo anche senza servire esclusivamente il Dio Denaro, l'unica divinità che gode ancora di un certo rispetto nel ventunesimo secolo. Per rispettare il vero valore dell'Italia, dunque, io mi appello alle autorità competenti affinché facciano capire a questi agenti di rating che un affresco di Michelangelo vale più di Big Mac con patatine. Oltre alla campagna culturale, però, vorrei anche appellarmi a colui che diventerà il nostro nuovo Garibaldi, l'unico grande avversario del suddetto Dio Denaro: Bobo Vieri. Bobone, i soldi per corrompere i pezzi grossi di S&P non ce li abbiamo, ma tu prova a fargli vedere quanto valgano realmente le veline italiane.

giovedì 5 giugno 2014

Ale per il sociAle: 5 cose illegali l'ultimo giorno di scuola

Ok, la scuola è finalmente finita e questo mi dà il tempo di tornare qui, sul mio amato blog, a fare il settantenne incazzato col mondo che ce l'ha con tutti. Oggi voglio essere coerente col tema della giornata e dunque raccontarvi, secondo le norme dell'alexismo (e del buon senso), cosa non fare assolutamente l'ultimo giorno di scuola.

1. CHIUDERVI IN CASA
Ok, questa era banale e palese, non merita altre spiegazioni, cià.


2. ESSERE INTERROGATO
In Italia abbiamo così tante leggi e sindacati che non voglio pensare sia possibile essere interrogati l'ultimo giorno di scuola. L'articolo X comma Y di qualche remoto papiro rinchiuso negli archivi di Stato deve per forza tutelare la nostra esistenza con un divieto sull'interrogazione il giorno della fine della scuola. Fosse per me, ciò sarebbe dovuto essere sancito anche dalla Convenzione di Ginevra, ma evidentemente i nostri statisti non sono mai andati a scuola.


3. ANDARE ALLE FONTANE
Perché volete iniziare a respirare la libertà andando alle fontane? No, davvero, ora me lo spiegate. Ditemi cosa ci trovate di bello in una mandria di gente che contrae allegramente la sifilide ed il vaiolo gettandosi tra i flutti color pece delle pseudofontane di Piazza Castello. In primis, almeno abbiate un po' di stile e, se proprio sentite l'esigenza di farvi un bagno corale perché voi e tutti i vostri amici avete la doccia rotta il 6 di giugno, andate alla fontana dei Dodici Mesi. Almeno quella è una fontana coi controcoglioni, in piazza Castello ci sono due buchetti ad intermittenza dai quali scaturisce più disagio che acqua.
Tra l'altro date un'occhiata alla foto a fianco. Davvero volete andare lì? Con quella gente le cui facce sono illegali in 43 paesi?


4. FREQUENTARE POSTI MALFAMATI
No, non parlo dei posti dove la gente spara per rubare un orologio o dove ci sono tappeti di tossici in roba sdraiati per terra. No, no, io parlo dei posti frequentati dai veri grandi mali della società: gli zarri fighetti, i vippini, i poser e tutte le sottoculture/categorie marce (emo, beliebers, directioners, fans di star trek e, perché no, anche politici). Ora, io voglio bene a tutti, ma è accompagnarsi a gente così che significa volersi male da soli.

5. ANDARE AD UN QUALSIASI COMPLEANNO
Vale anche per i diciottesimi, per la festa del migliore amico o quella di tua nonna che compie cent'anni. Se uno è nato l'ultimo giorno di scuola, la festa la deve fare in un altro momento. Ora, voi vi starete chiedendo il perché, ed è molto semplice: l'inizio delle vacanze è il compleanno di tutti, nessuno è "più festeggiato" di un altro, ed in qualche modo potete sperimentarlo sulla vostra pelle. Non vi capita mai di dovervi ricordare l'anno in cui è avvenuto un qualcosa e di collocarlo nel tempo basandovi sulla classe che facevate quando è successo? Bhe, se la risposta è sì, oltre al sollievo di non essere l'unico pazzo ad avere una cognizione temporale basata sugli anni scolastici, significa che in qualche modo avvalorate la mia tesi: la fine della scuola è un punto di riferimento del passare del tempo e capita una volta l'anno, proprio come il compleanno. Le voilà, domani - o oggi, o ieri, o anche prima in base a quando leggete l'articolo, ovviamente - è il vostro compleanno. Auguri rega'.