Opinionismo, satira, cazzeggio, tutto questo è JustAlex, il blog che quotidianamente spara a zero su chiunque e non conosce censura. Dai anche, magari, un'occhiata al riquadro a fianco ed aggiungimi su facebook per restare sempre aggiornato!

giovedì 14 agosto 2014

Summertime loneless

Viaggiare a cavallo tra la fine di luglio e l'inizio di agosto porta con sé il peso del ritorno a casa nella Torino di ferragosto. Tra balle di fieno che rotolano e rampicanti che si avvinghiano ai palazzi vuoti della città fantasma, i ricordi delle settimane appena trascorse si materializzano con strabiliante verosimiglianza accompagnati dai volti e dalla voce di chi abbiamo appena salutato, probabilmente, per l'ultima volta.
Quando viviamo per due settimane lontano da casa insieme ad altre persone, sapendo che tutto quel che viviamo con loro ha già una data di fine, velocizziamo i rapporti umani di un numero incognito di volte, tale da farci nascere e morire ai loro occhi in pochi giorni. Non è solo una parentesi infilata nella routine della vita che abbiamo lasciato a casa, non è solo un allegro intermezzo, è un'esistenza breve e parallela, che lascerà comunque qualche strascico anche una volta finita.
Viviamo, ridiamo, scherziamo insieme. E così un gruppo di ragazzi provenienti da tutta l'Italia diventa, a poco a poco, una compagnia di conoscenti, di amici, che cementifica il proprio affiatamento con tutti gli episodi che vive insieme,  fino al tempo dei saluti prematuri. Così lo spettro del ritorno alla normalità e le distanze si frappongono tra i sentimenti sbocciati, e la collisione tra realtà e desiderio porta con sé un senso di vuoto che svanirà solo con una lunga cura di tempo e Nutella.


Voglio ringraziare tutte le magnifiche persone conosciute alle Cale d'Otranto e al Gattarella, e con questo post voglio rinnovare la promessa di ritrovarvi l'anno prossimo. Vi voglio bene.

domenica 15 giugno 2014

Il messaggio di speranza arriva dall'Afghanistan

Devo dire che la vittoria dell'Italia di ieri, malgrado tutto, mi ha lasciato un mezzo sorriso sul volto. Eppure oggi leggendo le notizie ho appositamente saltato le pagine di sport, sicuro che ci avrei trovato qualche critica all'atteggiamento di Balotelli, delle pagelle con cui sono sempre in disaccordo e qualche commento sulla formazione schierata da Prandelli.

Sono passato subito alla sezione "Esteri", dove non ho potuto fare a meno di notare il bilancio di morti e feriti causati dagli attentati ai ballottaggi delle elezioni presidenziali in Afghanistan: 227 morti e 156 feriti, più tra le fila dei talebani che tra quelle dei civili. Al di là del talebano o meno, del buono e del cattivo di ambo le parti, è incredibile come in un Paese allo sbando, dove chi va a votare sa di avere una possibilità molto concreta di venire colpito da un attentato, la gente preferisca morire che non esprimere il proprio voto.

Alle urne in Afghanistan si sono presentati il 60% degli aventi diritto, contro il 74% italiano. Considerando che lì  andare a votare significa vedere gente che spara, che muore, e magari farsi chilometri di strada dal deserto alla città senza una macchina, la cosa fa riflettere. In occidente non si va a votare perché, magari, il seggio elettorale è al fondo di una salita o perché c'è qualcosa di meglio da fare, perché "massì cosa vuoi che cambi col mio voto" o perché "tanto sono tutti ladri, indipendentemente da chi voti". Un po'più in la, invece, in un Paese fatto di sole salite -l'Afghanistan è prevalentemente montuoso- e dove la televisione è un lusso di pochissimi fortunati, più di una persona su due ha deciso di rischiare la vita per dire la propria.

Certo, non è con il fondamentalismo di chi va a sparare agli elettori o con la pigrizia di chi resta a casa che si cambiano le cose in questo mondo. Le cose si cambiano con il coraggio di quelle persone che per mettere una croce a matita su una scheda sono disposte a schivare proiettili, a camminare per strada facendo attenzione a non calpestare i fili di qualche ordigno artigianale, a salutare i propri figli uscendo di casa sapendo che potrebbe essere l'ultima volta che li vedono.

Quello afghano non è solo senso civico, è un messaggio di speranza per cui sono convinto che quel voto, per quanto possa costarmi la vita, segnerà il futuro del resto della nazione, delle future generazioni; non votare significa buttare al vento un cammino iniziato con la Rivoluzione Francese, costato carissimo in termini di vite umane, che in duecento anni ha rovesciato tutti i regimi regalandoci la possibilità di essere rappresentati al governo; significa subire passivamente l'idea degli altri, significa arrendersi in partenza di fronte al futuro. Prendiamo ad esempio gli afghani, non rinunciamo all'avvenire.

martedì 10 giugno 2014

Le contraddizioni tutte italiane dell'Expo 2015

Milano si sta preparando ad ospitare l'evento più importante della sua recente storia, l'Expo 2015, con oltre 20 milioni di turisti previsti.
L'argomento è "Nutrire il pianeta, Energia per la Vita", ovvero la ricerca di nuove tecnologie e soluzioni che garantiscano alla popolazione mondiale, in costante e vertiginoso aumento, di continuare ad avere da mangiare e bere senza sfruttare eccessivamente il Pianeta. Ora, quello che sta facendo l'Italia è dimostrare di essere il Paese meno coerente a questi ideali che essa stessa ha proposto quando ha candidato la città di Milano.

Prima c'è stato lo scandalo delle tangenti, con un giro di vite mostruoso, che ha portato dopo anni di mazzette e losche trattative all'arresto dell'ex Dc Gianfranco Frigerio e dell'imprenditore Enrico Maltauro. Il prezzo per aggiudicarsi gli appalti? 1,2 milioni di euro. Siccome non credo che volessero proporsi come maestri di corruzione eco-sostenibile, mi chiedo che figura abbiamo fatto davanti al mondo mostrandoci tanto amici della Terra sulla carta quanto venali e spietati nei fatti.

Non solo, ma come si fa a pretendere di mostrare al mondo come sfamare miliardi di persone quando è dal 2008 che stiamo costruendo il sito dell'esposizione e oggi Roberto Maroni, Presidente della Regione Lombardia, dichiara sorridente che molto probabilmente non verrà ultimato in tempo? Non siamo neanche in grado di costruire in sette lunghi anni il padiglione che ospiterà i visitatori! 
Gli unici a sfamarsi, qui, sono quelli che truccano gli appalti, dimostrando ancora una volta come la bramosia del capitale venga prima di qualunque cosa. Spero sinceramente che, non potendo permetterci altre pagliacciate, vadano a lavorare in cantiere anche Maroni ed il Trota pur di terminare i lavori entro il fatidico primo maggio. 

Molto probabilmente, l'età media dei pezzi grossi dietro all'Expo è talmente alta da garantirgli il "lusso" di non dover pensare al futuro su questo Pianeta, cosicché possono divertirsi a regalarsi soldi pubblici gli uni con gli altri senza terminare i lavori e senza preoccuparsi dell'importanza dell'evento - che va ben oltre l'aspetto economico -. Non capisco che senso abbia, ormai, ospitare un evento che si sa essere una pura facciata di innovazione davanti ad un colosso di capitalismo; speculazione edilizia, corruzione, concussione, incapacità, sono questi gli unici messaggi che traspaiono dall'Expo 2015 fino ad ora tanto che, per quanto bello possa essere nella migliore delle ipotesi, resterà sempre una grossa farsa.

Vi invito a lasciare un commento con la vostra opinione, qui o su facebook. Nell'angolo in alto a destra trovate l'apposito riquadro e, cliccandolo, vi indirizzerà direttamente al mio profilo! 

venerdì 6 giugno 2014

Come Bobo Vieri salverà l'Italia

Standard & Poor's (S&P) ha confermato per l'Italia un rating a lungo termine BBB. Per chi non sapesse quale sia esattamente il significato di queste parole ed il mestiere di questi signori, sappia che essi si occupano principalmente di accettare tangenti a sette zeri per dare un bel voto ad una nazione. Così facendo, gli investitori vedono come quella determinata nazione sia molto ben classificata ed investono su di essa i loro soldi. In questo modo, l'economia della nazione cresce arricchendo ancora di più chi ha pagato la mazzetta, il quale oltre ad altre tangenti, potrà permettersi coca e mignotte in quantità - facendo cisti ai giornalisti, ovviamente, non come il nostro caro e amato Silvio B -. Il voto più alto è AAA, mentre C è il peggiore. Il nostro BBB è veramente un rating troppo mediocre per una nazione come la nostra: di BBB conosciamo solo il trinomio Bocce, Briscola e Bestemmie che descrive il classico modo italiano di trascorrere gli anni della pensione.

Ora, probabilmente vi starete chiedendo come mai a noi spetti un voto così misero, e la risposta è probabilmente che in Italia c'è talmente tanta corruzione da non potersi permettere di pagare ulteriori tangenti. Ok, noi abbiamo Genny 'a carogna, il Pagante e altri fenomeni più o meno sgradevoli, ma non si può negare che dall'arte alla cucina, dagli economisti alle rapine a mano armata, dettiamo legge in un sacco di ambiti.

Vorrei sottolineare come S&P sia un'agenzia statunitense, il che già compromette la parzialità del giudizio, tanto più che io a quel Paese mi sento di invidiare soltanto i rapper ed il campionato di basket. Per il resto hanno dei politici ancora più loschi dei nostri, un apparato sociale che si basa sul fregare le classi inferiori sfruttando i media, delle multinazionali venditrici di cancro in lattina ( Coca Cola zero: gusto Coca Cola, zero superstiti ) ed infine, diciamocelo, ha più stile un ignorante come Balotelli che un fighetto come Beckham; intanto, però, gli USA sono targati AA+.

Il problema è che noi siamo un Paese di menti ed artisti, che migliorano il mondo anche senza servire esclusivamente il Dio Denaro, l'unica divinità che gode ancora di un certo rispetto nel ventunesimo secolo. Per rispettare il vero valore dell'Italia, dunque, io mi appello alle autorità competenti affinché facciano capire a questi agenti di rating che un affresco di Michelangelo vale più di Big Mac con patatine. Oltre alla campagna culturale, però, vorrei anche appellarmi a colui che diventerà il nostro nuovo Garibaldi, l'unico grande avversario del suddetto Dio Denaro: Bobo Vieri. Bobone, i soldi per corrompere i pezzi grossi di S&P non ce li abbiamo, ma tu prova a fargli vedere quanto valgano realmente le veline italiane.

giovedì 5 giugno 2014

Ale per il sociAle: 5 cose illegali l'ultimo giorno di scuola

Ok, la scuola è finalmente finita e questo mi dà il tempo di tornare qui, sul mio amato blog, a fare il settantenne incazzato col mondo che ce l'ha con tutti. Oggi voglio essere coerente col tema della giornata e dunque raccontarvi, secondo le norme dell'alexismo (e del buon senso), cosa non fare assolutamente l'ultimo giorno di scuola.

1. CHIUDERVI IN CASA
Ok, questa era banale e palese, non merita altre spiegazioni, cià.


2. ESSERE INTERROGATO
In Italia abbiamo così tante leggi e sindacati che non voglio pensare sia possibile essere interrogati l'ultimo giorno di scuola. L'articolo X comma Y di qualche remoto papiro rinchiuso negli archivi di Stato deve per forza tutelare la nostra esistenza con un divieto sull'interrogazione il giorno della fine della scuola. Fosse per me, ciò sarebbe dovuto essere sancito anche dalla Convenzione di Ginevra, ma evidentemente i nostri statisti non sono mai andati a scuola.


3. ANDARE ALLE FONTANE
Perché volete iniziare a respirare la libertà andando alle fontane? No, davvero, ora me lo spiegate. Ditemi cosa ci trovate di bello in una mandria di gente che contrae allegramente la sifilide ed il vaiolo gettandosi tra i flutti color pece delle pseudofontane di Piazza Castello. In primis, almeno abbiate un po' di stile e, se proprio sentite l'esigenza di farvi un bagno corale perché voi e tutti i vostri amici avete la doccia rotta il 6 di giugno, andate alla fontana dei Dodici Mesi. Almeno quella è una fontana coi controcoglioni, in piazza Castello ci sono due buchetti ad intermittenza dai quali scaturisce più disagio che acqua.
Tra l'altro date un'occhiata alla foto a fianco. Davvero volete andare lì? Con quella gente le cui facce sono illegali in 43 paesi?


4. FREQUENTARE POSTI MALFAMATI
No, non parlo dei posti dove la gente spara per rubare un orologio o dove ci sono tappeti di tossici in roba sdraiati per terra. No, no, io parlo dei posti frequentati dai veri grandi mali della società: gli zarri fighetti, i vippini, i poser e tutte le sottoculture/categorie marce (emo, beliebers, directioners, fans di star trek e, perché no, anche politici). Ora, io voglio bene a tutti, ma è accompagnarsi a gente così che significa volersi male da soli.

5. ANDARE AD UN QUALSIASI COMPLEANNO
Vale anche per i diciottesimi, per la festa del migliore amico o quella di tua nonna che compie cent'anni. Se uno è nato l'ultimo giorno di scuola, la festa la deve fare in un altro momento. Ora, voi vi starete chiedendo il perché, ed è molto semplice: l'inizio delle vacanze è il compleanno di tutti, nessuno è "più festeggiato" di un altro, ed in qualche modo potete sperimentarlo sulla vostra pelle. Non vi capita mai di dovervi ricordare l'anno in cui è avvenuto un qualcosa e di collocarlo nel tempo basandovi sulla classe che facevate quando è successo? Bhe, se la risposta è sì, oltre al sollievo di non essere l'unico pazzo ad avere una cognizione temporale basata sugli anni scolastici, significa che in qualche modo avvalorate la mia tesi: la fine della scuola è un punto di riferimento del passare del tempo e capita una volta l'anno, proprio come il compleanno. Le voilà, domani - o oggi, o ieri, o anche prima in base a quando leggete l'articolo, ovviamente - è il vostro compleanno. Auguri rega'.






lunedì 26 maggio 2014

Italia s'è desta

Devo dirlo, ieri sera ero piuttosto preoccupato all'idea di un eventuale successo alle elezioni europee del Movimento 5 Stelle, ma quando stamattina ho visto il PD al 40% ed il buon vecchio Beppe al 22%, ho dimenticato lo stress scolastico per gioire di una notevole presa d'atto: finalmente questo Paese inizia a pensare.

Grillo non ha mai voluto l'Europa, non ha mai voluto l'euro, ha sempre spinto verso un'Italia libera dalla "dittatura europea" - e qui ci sarebbe da discutere su chi ha un atteggiamento dittatoriale -, per cui non ho mai colto la latente coerenza dietro la sua candidatura a queste elezioni. É un po' come un ateo teologo, come un soldato pacifista, come un dietologo obeso, come un comico che si mette a fare politica...ops.

D'altronde, non potevo pensare ad un popolo che, proprio quando le dure politiche di austerity degli anni passati iniziano a dare i propri frutti, abbandona la strada dell'euro stracciando sacrifici e sangue. Tanto più che, per come è messa l'economia italiana oggi, tornare alla lira, oltre che essere un'idea abbondantemente superata, sarebbe un suicidio. Non solo, conoscendo Grillo ed il suo fare diplomatico, tra due settimane ci saremmo ritrovati con l'intera Europa sul piede di guerra a causa dei ripetuti insulti del comico genovese.

A questo si aggiunge il misero 17% di Forza Italia, un altro segno del ritrovato senno degli italiani (malgrado 17 su 100 vivano ancora nel '94, a quanto pare). Dunque, un ulteriore sorriso mi ha rischiarato la giornata quando ho pensato al buon Silvio che, intento a svolgere con zelo i suoi obblighi sociali, vede arrivare da lontano Emilio Fede, correndo con un bollettino, per poi dare tutto trafelato l'annuncio della disfatta.

Ah, cara Italia, ora si che siamo in sintonia. Spero solo che questa vittoria di Renzi non significhi un ritorno della Democrazia Cristiana, per il resto sono ben felice che il giovane fiorentino faccia strada. Anche il mio simpatizzante Tsipras, poi, ha superato lo sbarramento mettendo la ciliegina sulla torta su quello che è il nuovo inizio dell'Europa del Partito Popolare Europeo nella quale, sinceramente, io credo.

venerdì 23 maggio 2014

Vittorio

Nel deserto del meccanicismo e della meccanicità, gli alunni erano seduti al loro posto, seguivano il professore e prendevano appunti come automi. La lavagna andava riempendosi di numeri, calcoli, grafici, figure, simboli, funzioni... il rumore duro e cadenzato del gessetto era l'unico suono a penetrare la quiete dell'aula, ed al suo passaggio creava un universo matematico di razionalità ed ordine, che tutti cercavano di copiare sul proprio quaderno. Tutti, tranne Vittorio.

Non era stupido, né tanto meno un lavativo che passava le ore a scaldare il banco; era solo diverso dagli altri, più riflessivo, più incline a trovare una ragione ad ogni attimo di vita speso. Così non seguiva mai neanche un attimo delle lezioni di matematica, gli sembravano un costrutto umano che non porta realmente da nessuna parte. Riteneva che i numeri fossero il contentino dell'umanità, un surrogato della filosofia, la quale richiede un approccio troppo poco metodico per molti, e non garantisce di arrivare ad un risultato soddisfacente.

L'orologio segnava le 12.15, e Vittorio spostando gli occhi dal quadrante li mosse verso la finestra, da dove proveniva una luce così calda e diffusa, così corroborante per l'animo, resa ancora più bella dalla danza delle ombre degli alberi che proiettava, che lo convinse ad agire. Non ne poteva più. Era ora di rompere quel tacito accordo tra lui ed il professore di matematica, secondo cui quest'ultimo non riprendeva mai Vittorio per il suo disinteresse verso la lezione, a patto che quello non disturbasse la spiegazione.

<< Finiscila! >> Vittorio urlò e si alzò di scatto in piedi con un gesto plateale.
<< Sondrini, rimettiti subito a sedere e taci! >>
<< No, neanche per idea. Lei ha passato gli ultimi quarant'anni della sua vita a scrivere questi numeri, che non la portano da nessuna parte, mentre il tempo scorre. Quando avrà risolto quell'esercizio, cosa ne avrà ricavato? Non sarà più saggio, né più intelligente, né più felice. Volete farci credere che dei calcoli possano farci arrivare lontano nella vita perché vi è comodo incastrare tutta la realtà nel vostro rigido e obsoleto schema, mentre noi siamo costretti a fidarci. Passiamo la vita a risolvere equazioni, ma la vita non ne ha: forse potranno servire a diventare impiegato, ad avere una vita come tante, fatta di un matrimonio campato per aria e di messe la domenica; lei ha statistiche sul numero di coppie in Italia, ma l'equazione dell'amore, ce l'ha quella, eh prof? Sa a memoria la lunghezza d'onda dei colori dello spettro della luce, ma l'algoritmo della magia di quello che vede fuori dalla finestra lo ha? Lei sa l'aspettativa di vita media che abbiamo, ma non sa quando arriverà il nostro giorno. Stavolta gliela voglio lasciare io una lezione prof: apra gli occhi e capisca che non c'è formula o espressione per spiegare quel che di veramente bello c'è nella vita. Adesso la lascio all'aridità dei suoi numeri, io non voglio avere più nulla a che fare con lei. >>

Detto questo, Vittorio si lanciò giù dalla finestra e iniziò a correre verso gli alberi che tanto aveva ammirato dalla finestra durante gli anni scolastici, dissolvendosi pian piano, fino a diventare uno di loro.