Nel deserto del meccanicismo e della meccanicità, gli alunni erano seduti al loro posto, seguivano il professore e prendevano appunti come automi. La lavagna andava riempendosi di numeri, calcoli, grafici, figure, simboli, funzioni... il rumore duro e cadenzato del gessetto era l'unico suono a penetrare la quiete dell'aula, ed al suo passaggio creava un universo matematico di razionalità ed ordine, che tutti cercavano di copiare sul proprio quaderno. Tutti, tranne Vittorio.
Non era stupido, né tanto meno un lavativo che passava le ore a scaldare il banco; era solo diverso dagli altri, più riflessivo, più incline a trovare una ragione ad ogni attimo di vita speso. Così non seguiva mai neanche un attimo delle lezioni di matematica, gli sembravano un costrutto umano che non porta realmente da nessuna parte. Riteneva che i numeri fossero il contentino dell'umanità, un surrogato della filosofia, la quale richiede un approccio troppo poco metodico per molti, e non garantisce di arrivare ad un risultato soddisfacente.
L'orologio segnava le 12.15, e Vittorio spostando gli occhi dal quadrante li mosse verso la finestra, da dove proveniva una luce così calda e diffusa, così corroborante per l'animo, resa ancora più bella dalla danza delle ombre degli alberi che proiettava, che lo convinse ad agire. Non ne poteva più. Era ora di rompere quel tacito accordo tra lui ed il professore di matematica, secondo cui quest'ultimo non riprendeva mai Vittorio per il suo disinteresse verso la lezione, a patto che quello non disturbasse la spiegazione.
<< Finiscila! >> Vittorio urlò e si alzò di scatto in piedi con un gesto plateale.
<< Sondrini, rimettiti subito a sedere e taci! >>
<< No, neanche per idea. Lei ha passato gli ultimi quarant'anni della sua vita a scrivere questi numeri, che non la portano da nessuna parte, mentre il tempo scorre. Quando avrà risolto quell'esercizio, cosa ne avrà ricavato? Non sarà più saggio, né più intelligente, né più felice. Volete farci credere che dei calcoli possano farci arrivare lontano nella vita perché vi è comodo incastrare tutta la realtà nel vostro rigido e obsoleto schema, mentre noi siamo costretti a fidarci. Passiamo la vita a risolvere equazioni, ma la vita non ne ha: forse potranno servire a diventare impiegato, ad avere una vita come tante, fatta di un matrimonio campato per aria e di messe la domenica; lei ha statistiche sul numero di coppie in Italia, ma l'equazione dell'amore, ce l'ha quella, eh prof? Sa a memoria la lunghezza d'onda dei colori dello spettro della luce, ma l'algoritmo della magia di quello che vede fuori dalla finestra lo ha? Lei sa l'aspettativa di vita media che abbiamo, ma non sa quando arriverà il nostro giorno. Stavolta gliela voglio lasciare io una lezione prof: apra gli occhi e capisca che non c'è formula o espressione per spiegare quel che di veramente bello c'è nella vita. Adesso la lascio all'aridità dei suoi numeri, io non voglio avere più nulla a che fare con lei. >>

Detto questo, Vittorio si lanciò giù dalla finestra e iniziò a correre verso gli alberi che tanto aveva ammirato dalla finestra durante gli anni scolastici, dissolvendosi pian piano, fino a diventare uno di loro.