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giovedì 22 maggio 2014

Chi di acqua ferisce, senz'acqua perisce

Le facce sconvolte dei texani in questi giorni mi fanno troppo ridere. Ieri, il Guardian ha tirato le somme della siccità che, da tempo, affligge Texas e California, concludendone che entro tre mesi circa sessanta comuni rischiano di restare senz'acqua. Solo poche settimane fa, un comunicato ufficiale della Casa Bianca affermava che "le conseguenze del cambiamento climatico iniziano a farsi sentire", ma nessuno gli diede grande considerazione.
Nell'epoca del petrolio e degli sprechi, infatti, tutti continuano a comportarsi come se le previsioni delle conseguenze del nostro stile di vita fossero inesistenti, come fossero allarmismi di gente che non ha nulla da fare nella vita. E la provvidenza naturale, con mio gran godimento, ha colpito proprio le zone emblematiche del capitalismo petrolifero e della speculazione edilizia.

Il Texas è da sempre noto per le mandrie di bovini che, oltre ad aumentare incredibilmente l'effetto serra, consumano una quantità incredibile di acqua: un manzo ha bisogno di oltre 4300 litri d'acqua nella sua vita prima di essere macellato, alla faccia di quel miliardo e quattrocento milioni di persone che non ha accesso all'acqua potabile.
L'11% della popolazione mondiale consuma, infatti, l'80% delle risorse idriche del pianeta, ed al vertice della piramide degli sprechi ci sono proprio i nostri amici a stelle e strisce. Un italiano, ogni giorno, utilizza circa duecento litri di acqua per il proprio sostentamento -considerando quanta ne è servita per portare in tavola il cibo che mangia, per l'igiene personale, per produrre le cose che utilizza ecc.-; un americano medio, invece, ne impiega oltre seicento, mentre chi vive nei paesi meno sviluppati del mondo riesce a tirare avanti con soli venti litri al giorno del prezioso oro blu.

La California, invece, è per me il vessillo dell'idiozia umana. Sappiamo per certo che, in un tempo non molto lontano, essa dovrà vedersela con la faglia di Sant'Andrea che promette tsunami enormi, maremoti e terremoti di magnitudo devastante. Ma che importa? Nella patria del capitalismo è impensabile lasciare un appezzamento di terra vuoto, e così hanno costruito edifici persino in riva al mare. Lo sanno che la pacchia del surf sulle onde oceaniche e di spiagge immacolate non durerà per sempre? Mah, vedano loro.

Per adesso, madre natura si è limitata ad una piccola avvisaglia che sicuramente si risolverà con lo sfruttamento sottopagato delle risorse idriche di qualche paese del terzo mondo per far sì che le fontane in Texas continuino a zampillare, anche se qualche povero africano dovrà lasciare l'unico pozzo nel raggio di chilometri alla causa statunitense. Dopodiché tutta la faccenda verrà insabbiata rapidamente e i bufali dei ranch texani potranno continuare a bagnarsi allegramente nell'acqua insanguinata che sgorga dai tubi del capitalismo.







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